Allestimento mostra Design Maciço, Paredes, Portogallo

 

Casa della Cultura, Paredes, Portogallo.       

Anno:     2012

Progetto realizzato

 

ART ON CHAIRS
DESIGN MACIÇO: Breve storia della sedia in legno massello


Proponiamo all’interno del progetto Art on chair una mostra della sedia in legno massello.La disciplina del design in una fase di radicale redifizione del suo ruolo ripensa con diverse modalità alla riscoperta di una possibile superiorità dei materiali naturali su quelli artificiali anche nella produzione di serie.Si continua a produrre sedie in plastica anche ben disegnate che per il basso prezzo e il grande numero di serie ambiscono proporsi come l’unica sedia per l’umanità tutta,magari prodotta in Cina ,disegnata in Italia distribuita in tutto il mondo,sempre la stessa, da una multinazionale dell’arredo. Questo dilagare della sedia in Plastica sta giustamente generando un nuovo interesse per la sedia in materiali naturali.Con questa mostra della sedia in legno massello intendiamo mostrare non solo la superiorità del materiale naturale,ma anche la qualità della fattura un tempo artigianale oggi magari ottenuta con le macchine a controllo numerico e inoltre riterritorializzare la produzione nei territori e distretti che hanno una grande tradizione produttiva. Questa tradizione diversa nei diversi territori va valorizzata e aggiornata con un progetto avanzato capace di confrontarsi con le istanze più attuali della disciplina del design.Alla sedia sempre uguale per l’umanità intera proponiamo di sostituire la sedia prodotta in quel dato territorio ricca di una cultura e di una attitudine al fare artigianale che va aggiornata, attualizzata, e che in quanto tale viene rivalorizzata come una risorsa di quello stesso territorio.Non va quindi ne dimenticata come sinonima di una arretratezza,ne ignorata come un peso della tradizione che ostacola l’avvento del moderno ,ma come un valore aggiunto con cui qualificare la produzione ovviamente di serie limitate di prodotti di ogni specifico territorio.La mostra esporrà una trentina di sedie in legno massello, opere di maestri del deisgn del passato come Wright o Gio Ponti o Gaudì, o contemporanei come Jasper Morrison e Naoto Fukasawa ,ma anche testimonianza di quelle culture popolari,cosi dette opere senza autore, che hanno costruito la ricchezza produttiva e culturale di un territorio.

Gli allestimenti sono quasi sempre uno spaventoso spreco di risorse e generano quasi sempre  montagne di rifuti. Io cerco sempre di piú,   di fare progetti che riducano il piú possibile lo spreco di risorse ,di lavoro e materiali, nonostante i limiti di una committenza  spesso poco interessata  a queste motivazioni progettuali. Anche un allestimento deve rispondere a questi obbiettivi  senza rinunciare a quell’intensitá  comunicativa che sempre una  mostra ,anche attraverso l’allestimento , deve   saper realizzare.
 Lo spazio e l’architettura dei contenitori espositivi  e´una risorsa spesso sprecata anche negli  allestimenti da una pratica di progetto che occulta con un ‘altra architettura,provvisoria ,effimera, fatta con materiali destinati al macero, la preesistenza del contenitore .Nel caso degli spazi espositivi della casa della cultura di Paredes abbiamo delle sale perfettamente illuminate da un sistema di finestre che caratterizza l’architettura  e che l’attrezzatura espositiva, al primo piano,tramite    pannelli su perno rotante , nasconde , rendendo  illeggibile  la qualitá architettonica dell’interno di questo edificio.Crediamo che l’allestimento sia una occasione anche di valorizzazione dell’architettura che accoglie la mostra: il visitatore dovrebbe sentirsi coinvolto in   un dialogo serrato  tra l’edificio contenitore e il contenuto complessivo della mostra.Ho di conseguenza proposto  di ridurre la pannellatura e  relativi montanti al primo piano  in modo che ritorni protagonista su tutta la mostra   il disegno architettonico dell’edificio dato dalla finestratura incorniciata da modanature in granito e lo spazio espositivo utile si possa  cosí estendere fino all’involucro architettonico preesistente.
Questa scelta progettuale comporta un'altra scelta :l’allestimento usa prevalentemente la bellissima luce naturale   data dalla ampia e ricca finestratura.Progettare l’allestimento valorizzando il contenitore architettonico che ospita l’esposizione, usando in positivo la luce naturale e´ risparmio di spazio ma anche  di energia elettrica.Inoltre la luce naturale rende meno irreali gli oggetti esposti .Questo non esclude che quando viene meno la luce naturale,soprattutto per una mostra che interessa la stagione autunnale e invernale, debba essere studiata  anche una illuminazione artificiale il piú possibile realizzata con frutti luminosi a basso consumo di energia (Leed,lampade a luce fredda,alogene a basso consumo ecc.) cercando anche coll’illuminazione artificiale di restituire   la dimensione reale degli oggetti. L’illuminazione elettrica esitente ,nelle sale espositive della Casa della Cultura di Paredes,appositamente studiata per eventi espositivi,opportunamente usata  puó  permettere di evitare i costi sempre molto alti di impianti specifici per ogni allestimento,destinati a essere poi smontati  e solo in parte riutilizzati.Non dobbiamo dimenticare che questa è una mostra di sedie non di sculture ne di gioielli,vanno esposte queste opere rivendicando la loro identitá  specifica di oggetti d’uso, molti dei quali  prodotti di serie ,non pezzi unici da museo quindi ,ma oggetti progettati per  disegnare e accompagnare  il nostro abitare domestico.

Una mostra non è comunque una casa.Non possiamo permetterci di allestire degli ambienti coerenti con quei progetti di utensile utili al sedersi nel proprio quotidiano perché, anche se questa potrebbe essere una interessante soluzione dell’allestimento della mostra, comporterebbe ben piú ampi spazi e l’acquisto di tutti i prodotti esposti.Inoltre non possiamo pensare che il visitatore usi queste sedie causandone un accellerato deteriorammento, anche se dal punto di vista della informazione completa del prodotto è usandolo, e in questo caso sedendosi,che si scopre la sua qualitá complessiva .La qualitá di una merce è anche il piacere dell’uso che sa trasmettere al suo destinatario. Ripeto :non sono delle sculture le sedie, non vanno guardate come opere d’arte e di fronte alla dilagante “artisticizzazione della merce” il design dovrá riappropriarsi della sua fondamentale funzione di essere attivitá umana che sa coniugare la qualitá estetica della merce con il piacere dell’uso dell’utensile,perché il piacere è una delle dimensioni estetiche dell’abitare e questa è una mostra di utensili di cui si cerca di trasmettere sia le innovazioni formali che quelle costruttive , produttive, tipologiche e anche d’uso .La messa in discussione dell’artisticizzazione della merce non deve significare rinunciare al continuo confronto e ricerca dell’arte nel disegno delle merci ma praticare comunque il progetto nella continua utilizzazzione delle molte innovazioni dell’arte , che è una delle discipline del progetto, senza rinunciare alla specificitá del design che è dare qualitá complessiva e quindi anche estetica alle merci di largo consumo .E´troppo facile e mistificatorio l’alibi dell’arte su ogni operare umano per metterlo al riparo di ogni critica. Non possiamo comunque le nostre sedie metterle a terra,e farci sedere il pubblico,anche se molto ci piacerebbe confermare cosi la loro natura di merci domestiche .Le esponiamo su un supporto che minimamente le rialza . Rialzate e in questo senso moderatamente,senza enfasi perché monumentalizzate su un piedistallo generalmente considerato ignobile come il materiale di scarto, rese cosí inaccessibili al visitatore , le mettiamo vicine, a confronto una con le altre, mettendo in evidenza nelle didascalie e nel catalogo come ll lavoro di progetto ,il processo produttivo ,la distribuzione anche delle semplici sedie siano parte di quel complessivo tema di ricerca che è il progetto dell’abitare oggi sul pianeta terra, di cui anche l’arte è certo parte ,ma ,lo vogliamo ripetere mai puó essere alibi, giustificazione di qualsiasi merce come la sua dilagante artisticizzazione tende appunto oggi a fare.

L’allestimento si concretizza  in un insieme di “ISOLE Tematiche “(Vedi classificazione riportata nelle tavole di progetto e nelle schede di ogni prodotto che fanno parte di questo catalogo) realizzate  da delle montagnole di materiali di riciclo,tipo truciolo di vetro,di plastica ,di sughero , di alluminio,di carta,di marmo,di granito,  ecc.ecc.su cui vengono posate ,in piano ,dei pezzi di scarto di lastre dello stesso materiale:pezzi di vetro sull’isola di truciolo di vetro,pezzi di lastra di sughero sulle isole di trucioli di sughero  ecc,ecc,  ed è su questi pezzi piani di materiali di scarto che  vengono appoggiate nella loro posizione abituale le diverse sedie,accostate tra loro nel rispetto delle appartenenze tematiche e delle relative diverse innovazioni. Le isole sono bordate da grosse forassite di diverso colore,bianche,blu verdi ,grigie rosse,che si usano normalmente per intubare i cavi sotto i marciapiedi e i manti stradali.Sia le montagne di trucioli di diversi materali che i   pezzi  di  lastra su  cui sono esposte le sedie  sono materiali  che,una volta smontata la mostra,  ritornano , nei piazzali delle aziende del riciclo  del truciolo e le forassite a quelle aziende che le producono o le commercializzano e  possono cosi essere totalmente riutilizzate.

Questa mostra non produce quindi “montagne di rifiuti” ,consuma la quantitá minima di carburante necessaria per il trasporto di questi materiali dalle aziende di riciclo prossime a Paredes alla Casa della Cultura , limita il lavoro allo caricare e scaricare i trucioli e a posizionare in bolla i ripiani dove mettere le sedie e posizionare le forassite di diverso colore per perimetrare e segnalare le differenti isole tematiche.Testi esplicativi,o meglio pagine ingrandite del catalogo esposte sui muri e piccoli “segnaopere”(le stesse schede di prodotto del catalogo) infilati nelle montagnole di trucioli accanto ad ogni opera,come il prezzo dei prodotti nei mercati e nei negozi di fruta e verdure, informano il visitatore sul prodotto esposto. Anche un allestimento come qualsiasi progetto utile all’abitare,merce o architettura o disegno del territorio e del paesaggio mi sembra debba oggi tentare questo fondamentale obbiettivo dello spreco minimo delle risorse e del riuso il piú possibile del gia fatto e/o del gia prodotto.
Ogni isola dovrá avere al centro una altezza massima variabile dai 50 ai 60 cm.Questo permetterá di vedere le sedie a diverse altezze rispetto al pavimento.

Le isole sono al centro delle due grandi stanze al piano rialzato  e accolgono le sedie  del “moderno” nelle due accezzioni “razionalista” e “organico”.L’ isola del razionalismo ,della semplificazione geometrica della forma al fine di facilitarne  la produzione industriale, è  sulla sinistra dell’ingresso  e mostra da  Machintosh a Castiglioni a Ritveld , alcuni dei capolavori della tendenza  razionalista e produttivista del design del  movimento moderno,l’isola alla destra dell’ingresso accoglie da Gaudi´a Mollino,da Wrigt ad Alvar Aalto ,la contemporanea presenza  della tendenza organica  nel design del movimento moderno.Il design organico cerca nel disegno   dell’utensile la  compiaciuta ed esaltata aderenza  al corpo  della forma del materiale,ed il poggia testa africano con cui inizia la mostra e´esempio emblematico di questo antico bisogno dell’uomo di far aderire il materiale ligneo alla forma di parti del corpo.  ll bisogno organico nell’utensile  puó spingersi fino al progetto limite di Mollino dove è l’utensile stesso che tende ad assomigliare,con la sensualitá delle forme, sempre di piú ad un corpo  seppur inanimato,quasi fosse esso stesso un animale su cui adagiare il nostro corpo.All’ingresso l’inizio della mostra ricorda con due altri utensili preindustriali, fatti da popolazioni africane,l’altra pratica , che a me sembra sempre di piú oggi tutta umana di recuperare quel rapporto con i frutti della “natura” per costruire contenitori di liquidi , riportando alla mente il tempo lunghissimo in cui gli utensili utili all’abitare erano interventi minimi sui prodotti della natura per valorizzare la loro potenzialitá funzionale. Partendo proprio da questi utensili cosi elementari indispensabili e affascinanti nella loro sobrietá cerco di iscrivere questa piccola mostra “nella prospettiva di una societá sobria che ponga fine al consumismo smisurato,alla bulimia distruttiva di territorio e risorse,all’affanno della crescita infinita,alla mortificazione dell’umana operositá ridotta a merce,alla competizione senza quartiere, alla dissipazione nel lavoro e nel consumo del nostro tempo di vita.”(da un testo fondamentale dello storico Piero Bevilacqua:Elogio della radicalitá, pag.11,ed.Laterza.2012) Al piano rialzato il visitatore incontra  attraverso le sedie il moderno nelle sue due faccie razionalista e organico. Nel  primo piano della Casa della Cultura di Paredes mostriamo quelle sedie che possono considerarsi anticipazioni del superamento del “moderno”.
Al centro della sala enfatizzata da due pannelli che contengono le immagini delle diversamente decorate poltrone Proust , viene esposta su trucioli di plastica la versione decorata in oro della poltrona Proust che è certamente opera emblematica di quell’artisticizzazione del design, che ha in Mendini il suo artefice piú convinto e  che nel bene e nel male segna la fine del moderno. Su delle penisole convergenti al centro in truciolo di vetro   sono esposte le altre “ANTICIPAZIONI” le altre proposte per quanto parziali  di andare oltre il moderno. Poi nello spazio rimanente, divise in “Anticipazioni” “Riciclo” “Proposte” sempre su piccole isole di trucioli di materiali da riciclo e su un tavolato formato con  lo scarto del taglio, le  tavole con la corteccia, del tronco dell’albero, utilizzando solo in parte le pannellature ruotanti,vengono mostrati alcuni  esempi  interessanti dell’uso oggi del legno massello nel progetto  della sedia prodotta sia industrialmente che in piccola serie. Sono  prodotti sperimentali e non, che possono far intravedere altre possibili strade da percorrere per ridare centralitá ai materiali naturali in generale e al legno massello in particolare nella costruzione dell’utensile sedia. Nelle anticipazioni   e anche nel catalogo alcune delle sedie  si confrontano con una immagine di architettura opera del designer  della sedia ,perché mi sembra che nella prospettiva di una prioritá dell’abitare piú che del costruire le diverse discipline del progetto (design, architettura, interni, urbanistica disegno del territorio, paesaggio, arte) debbano  ritrovare  quella capacitá di progetto complessivo che la specializzazione produttivistica  del moderno ha lentamente distrutto.

L’ allestimento e la mostra si fermano al riciclo e al riuso e alla utilizzazione del legno, integrato con materiali sintetici che ne migliorano le qualitá prestazionali come nella sedia “La leggerissima “ di Riccardo Blumer prodotto che sta ancora tutto comunque nella tradizione del design moderno.Sedie capaci di testimoniare radicalmente nuove prospettive con l’utilizzazione dei materiali naturali non sono riuscito a trovarle o vederle e ho preferito segnare un vuoto propositivo della disciplina del design che mi sembra comunque molto forte con o senza i materiali naturale e indipendentemente dall’uso del legno massello. Questa mostra doveva concludersi con alcuni prototipi di sedie progettate e autocostruite da giovani designer che, dialetticamente ,con i loro progetti, cercavano di rispondere ai molti temi da me proposti attraverso la mostra stessa. Questo non è stato possibile. Intenzionalmente la mostra non ha una sua conclusione se non un testo programmatico (Progettare oggi ) che è parte di questo catalogo e che vuol essere insieme alla mostra tutta una apertura di dibattito da proporre ai designer ,agli studenti di design e ai lavoratori,tecnici, agli imprenditori, quale possibile progetto di prodotti in legno massello da realizzarsi anche in Paredes. Mi sembra che la congiuntura storica attuale richieda piu riflessione critica che esempi trionfali che almeno io non riesco a vedere. La mostra finisce con un quadrato bianco con scritto , alla maniera dei graffitisti, ”la sedia della conversione ecologica non l’ho ancora trovata”.

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