Duala

Anno: 1985

Produzione: Ycami Collection

 

Ritorna in questo come in tutti i miei progetti il bisogno di disegnare la forma come rappresentazione racconto della sua genesi. Alla base di questa scelta progettuale c'è la convinzione che il progetto si debba spiegare, debba essere esplicito e non misterico né esoterico, debba essere non finito, non chiuso nelle sue forme ma aperto ad un ulteriore completamento alle volte reali alle volte solo immaginario della forma. Contro l'autoritarismo, l'arroganza della forma perfetta, prediligo l'incompleto, l'incompiuto, il non finito fino alla forma rotta. Conficco una lamiera piegata a "s" in una base in ghisa che si frantuma per la violenza di quell'incesto e la base si scompone nei suoi pezzi (uno dei quali estraibile per l'impianto elettrico) evidenziati anche attraverso il colore. Negli incavi della parte alta della lamiera "s" posiziono o due lampade schermate da delle sinuose lastre di vetro decorate o su un lato un'asta verticale che si piega a braccio e che sostiene una dicroica annegata in un triangolo che può porsi sul braccio a tre diverse distanze dal montante per permettere di illuminare tavoli sottostanti di diverse dimensioni. L'aspetto funzionale è conseguenza di una volontà di forma complessiva. Se nell'AeO si può cambiare il rivestimento come una camicia se qui il braccio e il triangolo che sostiene la dicroica si possono diversamente posizionare, se nei tavoli "Artifici" la decorazione è composta o fatta dal cliente, è perchè l'utente spero sia soggetto attivo delle mie forme, il poter cambiare queste forme indefinite è il mio cercare il dialogo con l'utente.  

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