Concorso per il padiglione Italiano all' Esposizione universale di Osaka

Prog. Archizoom Ass.

 

Anni:     1969

Progetto

 

Dovevamo mostrare il “genio italico” all’Expo Universale di Osaka. Tutti i paesi gareggiavano con padiglioni tecnologicamente sempre più incredibili e monumentali.
Noi abbiamo progettato un prato ondulato attraversato da trasparenti muri di vetro paralleli. Davanti alla testata di ogni muro di vetro, come faceva Palladio, che usava la scultura per accentuare il disegno dell’architettura, abbiamo messo delle sagome umane in gesso, memori delle sculture Pop di George Segal, tre volte l’altezza di un umano, piatte, senza disegno, e non plastiche perché “simbolo” e non virstuosismo scultoreo. Sotto il prato ondulato, sotto terra, era previsto lo spazio espositivo vero e proprio sopra il prato in ordine sparso, diaframmate dai muri di vetro si potevano ammirare qualche Ferrari, la Vespa, il prosciutto di Parma, qualche tortellino maggiorato, la Cinquecento e il Parmigiano, le merci migliori del genio italico. L’architettura radicale, sempre impietosa, contesta la vocazione monumentale dell’architettura e con disincanto la riduce a struttura espositiva e vetrina delle merci.